Intervista a Dj Jad

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E’ una mattina di fine aprile, mi sveglio e vedo un messaggio di Jad che mi chiede di sentirci in mattinata per fare questa intervista su Hip Hop Hound. Con la mente ancora annebbiata dal sonno, ripercorro i miei anni, i miei inizi con questa cultura. Tutto torna alla prima volta, all’anno del contatto; e come molti di voi, “Strade di Città” ha rappresentato la porta di ingresso verso questo mondo. L’ora passata a chiacchierare sul nuovo lavoro “Beat in my soul II“, sul nuovo progetto Articolo 31 2.0, sull’hip hop e tanto altro ancora, mi ha lasciato un gran senso di positività e voglia di fare; quel tempo è volato, un pò come quando parli con un vecchio amico che non vedi da tanto tempo.

Come dirà Jad in questa intervista:

La cultura hip-hop è fantastica, è magica, è positiva, è spread love, è unione, capito?”

 

Dirty Meth Dopamina – Parlando di “Beat in my soul II“, un disco imponente, 34 tracce che ti trasportano in un lungo viaggio che riesce a spaziare in diversi paesaggi e atmosfere. Il tutto, però, sembra legato, appunto, da un unico collante, che non fa mai perdere coesione al disco. Come ci sei riuscito e qual è, secondo te, questo collante di cui parlo?
Dj Jad – “Beat in my soul II” è stato un po’ sofferente. C’erano delle tracce che non mi convincevano molto. Quasi alla conclusione del progetto scambiavo, risistemavo delle cose… É stato, come ti dicevo, un po’ sofferente. “Beat in my soul II” è nient’altro che la mia anima più profonda artistica, nel senso che è un qualcosa che va oltre al personale di quello che faccio, perché è una cosa talmente mia, profonda e poi, comunque, sono anche un po’ malato di queste cose. Ogni cosa deve avere il suo senso, mi deve emozionare, deve avere quella patina particolare, no? Per me ogni suono, ogni rullante, ogni charleston, ogni synth, ogni campione deve avere una sua particolarità, un suo fascino in quello che faccio. È una grossa sfida con me stesso quando mi metto in gioco. Ma non solo per quanto riguarda “Beat in my soul II“, per qualsiasi cosa. “Beat in my soul II” è nient’altro che la mia anima artistica più profonda e anche a volte più scura, sotto certi punti di vista.

DMD – Come mai la decisione di distribuire questo lavoro solo a livello fisico e puntando principalmente, appunto, sul vinile?
Dj Jad – E non digitale?
DMD – Sì, e non digitale.
Dj Jad – Te lo dico subito. Innanzitutto quando feci il primo “Beat in my soul” volevo stampare solo il vinile, delle copie limitate. Poi alcuni miei seguaci, alcune persone che comunque stimano il mio lavoro, mi hanno anche consigliato di stampare delle copie in CD, senno’ io non avrei neanche stampato il CD. Non è mia intenzione mettere un progetto così in digitale, perché è un oggetto talmente di culto che è per poche persone, capito? E quelle poche persone che lo avranno tra le mani capiranno questo valore. È un valore. La musica per me è un valore, non è un mp3 o una cosa virtuale. Anche se comunque il futuro è questo, sotto certi punti di vista, e anche se comunque c’è un buon ritorno del vinile. Tu pensa che quando feci il primo “Beat in my soul” molti mi scrivevano sulla mia pagina ufficiale, molti mi scrivevano in privato dicendomi: “Puoi consigliarmi un giradischi o robe del genere?”, ma io lì per lì non ci arrivavo e dicevo: “Ma ti serve per fare scratch, per mixare?”, “No, perché voglio comprarmi il tuo disco in vinile”. Cazzo, che figata, no? È una figata questa cosa, cioè stimolare anche nuove generazioni, non solo chi seguiva gli Articolo 31, stimolare persone all’acquisto di un vinile e comprarsi un giradischi, no? Io sono del parere che “Beat in my soul” non è da download e non è da metterlo sui vari iTunes, Amazon e tutti i vari portali. “Beat in my soul” lo devi avere tra le mani. Per me la musica è importante, io sono un collezionista, cioè, quando hai un disco tra le mani, hai l’artista tra le mani, no? Hai l’oggetto, è come un libro e “Beat in my soul” è qualcosa di veramente di culto per me. Nulla toglie che se io faccio altri progetti li posso mettere in digitale, ma questo è un progetto talmente di nicchia, quella nicchia che ha quel tatto, quella sensibilità. Ecco perché io non l’ho voluto mettere sul digitale. Chi vuole veramente questo mio progetto si prende la copia fisica fondamentalmente. Read more

Hip Hop Hound: Intervista ai Romanderground

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Qualche tempo fa ho avuto il piacere di scambiare quattro parole con i Romanderground, band capitolina attiva dal 2008 e che a mio parere rappresenta una delle figure più promettenti per il futuro dell’hip hop italiano. Il loro disco “Amore&Odio“, che dovete andare a recuperare se non l’avete già fatto, è un album chiaro, diretto, che racconta l’attualità senza fronzoli e compromessi. Tutto all’insegna del vero e puro hip hop.

DIRTY METH DOPAMINA – In tre anni succedono tante cose sia a livello personale che a livello sociale. Non deve essere stato facile raccogliere i pezzi di tutti quei giorni e dare un’impronta comune al disco. Cosa che vi è riuscita in pieno. Come avete fatto?

ROMANDERGROUND – Sono successe tante cose è vero. Per una serie di motivi è stato difficile riuscire a concentrare la lavorazione di “Amor&Odio” in un periodo preciso e definito come sarebbe dovuto essere. La lavorazione dell’album si è dilatata tantissimo negli anni, se partiamo dal momento in cui abbiamo iniziato a raccogliere idee e materiale per il disco, sono anche più di 4. Ci sono stati impegni e difficoltà lavorative e umane che ci hanno rallentato molto. Come siamo riusciti nonostante ciò a rimettere in sesto tutti i pezzi per chiudere un album con un concept e una sonorità così definite, è un mistero anche per noi. Certe cose a volte accadono e basta. Alcuni ostacoli spesso ci sono sembrati insormontabili, eppure, anche se a distanza di molto tempo, uno dopo l’altro i pezzi si sono rimessi insieme da soli. Noi avevamo chiaro in mente dall’inizio il suono e il messaggio che volevamo imprimere a questo lavoro. Ci siamo sempre affidati alle nostre intuizioni e anche se ci sono stati mesi di buio, mantenendo il focus sull’obiettivo che avevamo, certe idee e soluzioni si sono presentate spontaneamente e al momento giusto. Come per un disegno scritto ogni cosa è tornata al suo posto, ogni dubbio si è sciolto e alla fine il disco si è chiuso nel migliore dei modi. Read more

Hip Hop Hound: Intervista a Tenko Bloodlaire

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Dirty Meth Dopamina –  Esci con una trilogia intitolata “16 barre“, composta da “Nebbia”, “Basta” e “Conrad” in uscita. Perchè questa scelta?

Tenko Bloodlaire – Dopo l’esperienza di due dischi con mio fratello Scriba dovevo ripartire con qualcosa di mio ( rime e beats) che iniziasse a darmi una via solista da intraprendere e approfondire. Ogni pezzo parla di me rispetto a me stesso e alla società.

DMD – Il tuo nome ha un chiaro riferimento a Baudelaire. Quanto influisce la sua poesia, e immagino anche quella di altri poeti maledetti come Rimbaud o Verlaine, sulla tua scrittura?

Tenko Bloodlaire – Influisce molto sull’impostazione che do ai miei temi e avvolte mi viene naturale, descrivere momenti o luoghi, come farebbe un “poeta maledetto” che osserva quello che gli si muove dentro rispetto a come si muovono le cose intorno a lui con quello sguardo cinico che lascia sempre spazio alla possibilità di liberarsi attraverso l’emozione. Sicuramente subisco il fascino dei tagli che questi grandi poeti hanno dato alle loro descrizioni, come anche gli obiettivi delle loro opere. Penso che stiamo attraversando un tempo in cui loro, più di qualunque altro movimento letterario, avrebbero avuto molte liriche da scrivere…

Tenko Bloodlaire

In fine trovo le loro poesie così piene e coinvolgenti che dopo averne letto una attentamente cambi (anche inconsciamente) il modo di osservare e di avvertire il moto degli eventi..

DMD –  Come vedi la scena hip hop della zona di Bari oggi? Read more

Digging & Sampling: Sly & the Family Stone – parte 2

Posted on by Lorenzo Stangalini - In my Time of Digging in Digging & Sampling | Leave a comment
 

Ripartiamo da dove ci eravamo salutati la volta precendente. Preseguiamo con la seconda parte della carriera e delle vicende discografiche di Sly e della Family Stone, tenendo sempre gli occhi aperti sul digging.

Fresh

Fresh” è il sesto album ed esce il 30 Giugno del 1973 con l’immagine di copertina ad opera di Richard Avedon.

Sly - Fresh

Anche questa produzione è il frutto di continue incisioni, scarti, sovraincisioni e ripetuti mix, come era solito fare Sly in questa seconda parte della carriera della band.

La tracklist ufficiale comprende 11 brani.

Nel 1991 Sony Music fece uscire la versione in cd accidentalmente con dei mixaggi differenti rispetto all’originale del ’73. Riguardava tutti i brani tranne “In Time” che rimase fedele alla prima uscita. Successivamente venne messa sul mercato l’esatta versione originale ma mantenendo sugli scaffali quella precedente in modo da poter essere collezionata ( capito Diggers ? ).

Il quarantesimo anniversario venne celebrato da Sony BMG con una ennesima uscita di “Fresh” comprendente 16 tracce, 11 fedeli e le altre riguardanti mix alternativi. Attenzione però, i mix citati sono simili ma non identici a quelli usciti in precedenza nel ’91. Read more

Il Bottino del Segugio – Top 5 Hip Hop – aprile 2017 – parte 1

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DJ Jad – Beat in My Soul 2Dj Jad - Beat in my soul

E’ da sabato scorso, data di presentazione del nuovo disco di Dj Jad al Vinile a Milano, che Beat in my soul 2 fa da colonna sonora nelle giornate in questo studio. 34 tracce piene di stile per uno dei massimi pionieri della scena Hip Hop in Italia. Una persona che c’era agli albori, che ha contribuito a far conoscere questa cultura alle masse italiane e che ancora oggi è presente a spingere l’essenza dell’hip hop. Con Beat in my soul 2Jad rilascia un nuovo insegnamento su come si fanno i beat. L’ascolto di questo disco vale più di 34 tutorial che potete trovare su youtube. E’ un viaggio dolce e funky, nel vero senso etimologico della parola. Beat in my soul alterna momenti più soul a sonorità tipicamente più jazz, fino a tracce più lounge. Campionamenti che Jad cuce tra loro come un maestro nell’arte della sartoria. Read more

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