Hip Hop Hound: Intervista ai Romanderground

Qualche tempo fa ho avuto il piacere di scambiare quattro parole con i Romanderground, band capitolina attiva dal 2008 e che a mio parere rappresenta una delle figure più promettenti per il futuro dell’hip hop italiano. Il loro disco “Amore&Odio“, che dovete andare a recuperare se non l’avete già fatto, è un album chiaro, diretto, che racconta l’attualità senza fronzoli e compromessi. Tutto all’insegna del vero e puro hip hop.

DIRTY METH DOPAMINA – In tre anni succedono tante cose sia a livello personale che a livello sociale. Non deve essere stato facile raccogliere i pezzi di tutti quei giorni e dare un’impronta comune al disco. Cosa che vi è riuscita in pieno. Come avete fatto?

ROMANDERGROUND – Sono successe tante cose è vero. Per una serie di motivi è stato difficile riuscire a concentrare la lavorazione di “Amor&Odio” in un periodo preciso e definito come sarebbe dovuto essere. La lavorazione dell’album si è dilatata tantissimo negli anni, se partiamo dal momento in cui abbiamo iniziato a raccogliere idee e materiale per il disco, sono anche più di 4. Ci sono stati impegni e difficoltà lavorative e umane che ci hanno rallentato molto. Come siamo riusciti nonostante ciò a rimettere in sesto tutti i pezzi per chiudere un album con un concept e una sonorità così definite, è un mistero anche per noi. Certe cose a volte accadono e basta. Alcuni ostacoli spesso ci sono sembrati insormontabili, eppure, anche se a distanza di molto tempo, uno dopo l’altro i pezzi si sono rimessi insieme da soli. Noi avevamo chiaro in mente dall’inizio il suono e il messaggio che volevamo imprimere a questo lavoro. Ci siamo sempre affidati alle nostre intuizioni e anche se ci sono stati mesi di buio, mantenendo il focus sull’obiettivo che avevamo, certe idee e soluzioni si sono presentate spontaneamente e al momento giusto. Come per un disegno scritto ogni cosa è tornata al suo posto, ogni dubbio si è sciolto e alla fine il disco si è chiuso nel migliore dei modi.

 

DMD – Come si è sviluppato Amor&Odio e come vi sentite cambiati voi (se vi sentite cambiati) rispetto ai lavori precedenti?

ROMANDERGROUND – L’idea di lavorare ad “Amor&Odio” nasce ovviamente dalla necessità di voler realizzare il nostro 1°vero album ufficiale. A differenza dei 2 lavori precedentemente usciti, “RMDG ep” e “Solo per Chi Ascolta Mixtape”, eravamo consapevoli che il nuovo album, oltre ad una colonna sonora interamente inedita e dal sapore definito, doveva portare al suo interno un messaggio forte e continuo, raccolto e raccontato seguendo un concetto che potesse avere un peso importante ed aprire a diversi spunti di riflessione. Questa è già la prima grande differenza che c’è tra l’album e l’ep o il mixtape. Un’ altra particolarità sta nel linguaggio utilizzato, non è particolarmente ricercato o sofisticato, abbiamo cercato di essere il più chiari e diretti possibili. Gli anni che sono passati in mezzo tra quest’album e i dischi precedenti, rendono “Amor&Odio” un lavoro decisamente più maturo e consapevole. Nell’ep o nel mixtape spesso era l’emozione a farla da padrona, abbiamo scritto rime e strofe di ogni tipo, maggiormente condizionati dall’istinto e da un sentimento emotivo molto forte che spesso si “limitava” da essere espresso in un testo. Le liriche di “Amor&Odio” invece sono estremamente ragionate e pensate, l’obiettivo era sempre quello di lasciare l’ascoltatore con una chiara riflessione in testa dopo l’ascolto di ogni brano. Ci siamo spesso “distaccati” nell’esprimere determinate situazioni ed emozioni, cercando di raccontarle sempre col senno di poi, col distacco di chi oltre a vomitare un pensiero cerca di portarlo ad una conclusione, perché possa aiutare a riflettere lasciando sempre un messaggio importante.

 

Amoreodio - Romanderground

 

 

DMD – Sono sempre stato affezionato alla scena romana. Ricordo ancora il giorno che mi passarono la cassettina di Odio Pieno. E da quel giorno (insieme mi passarono pure SXM)la mia concezione di rap cambiò e cominciai a documentarmi su quello che era questa cultura. Ho sempre visto la scena romana come quella più pura e hardcore italiana (nel vero senso del termine, non nell’accezione solo musicale). Probabilmente è semplicemente più affine al concetto che ho a livello di comunicazione. Roma è una città piena di risorse, passione e vita. E nello stesso tempo è piena di contrasti. E tutto questo si rispecchia chiaramente nei vostri testi. Quanto c’è di Roma in voi e come vedete la scena attuale capitolina?

ROMANDERGROUND – Raccontiamo Roma da sempre nei nostri testi. Parlare della propria città è tipico dell’hip hop ed è importante. Crescendo cambia però il modo di viverla e di raccontarla, così come cambia la città stessa.

Da ragazzini, sempre per strada e sui muretti, potevamo scrivere un brano come “Roma quando piange” (Sogno metropolitano) o “Le metro di Roma” (RMDG ep), oggi più maturi scriviamo “Camminare la notte”, che è si un pezzo sulla nostra città, ma la descrive insieme a tutti, i vizi, le difficoltà e i traumi che ci ha lasciato in questi anni.

Noi siamo ragazzi del centro, originariamente di Rione monti: un quartiere che fino agli anni 90 era ancora fortemente popolare. Io e Andrea (Mister T) siamo nati in una famiglia umile che ha trovato non poche difficoltà nella “gentrificazione” del rione agli inizi del 2000.

Per anni abbiamo raccontato le storie di quel tempo a cui siamo ancora estremamente legati: i graffiti, le feste, gli impicci, le avventure con l’NSA (storica crew di writers romani), le metro di Roma, i viaggi in motorino da una parte all’altra della città, le punte fisse senza cellulare.. insomma l’adolescenza del pischello medio di quegli anni e di quelle zone. Tutto questo ha portato alla nascita della RMDG. Per quanto riguarda la scena romana c’è poco da dire: è sempre sta forte e produttiva. Ha partorito mc e gruppi potentissimi ma aveva ed ha ancora una pecca: non è mai stata veramente unita. La vecchia scuola ha collaborato pochissimo con i giovani, contrariamente a quanto succede a Milano per esempio. Primo Brown (r.i.p.) è stato il primo e forse l’unico vero mc di quella guardia ha capire l’importanza di sperimentare nuove sonorità, collaborare e tramandare direttamente qualcosa ai più giovani.

 

DMD – Com’è nato il sodalizio artistico con  Francesco Fuzzy e Quba records?

ROMANDERGROUND – Il videoclip del brano “Straight Up” – uscito nel 2013 scritto e diretto da Stefano Usberghi – ha partecipato a diversi festival e concorsi di video indipendenti nella capitale. Fu proprio in occasione di uno di questi, che il video venne notato e valutato positivamente da uno dei soci del Quadraro presente in giuria. Fummo subito contatti e introdotti al Basement. Da lì nacque la collaborazione e poi l’amicizia con Francesco Fuzzy che già conosceva e seguiva il nostro gruppo da un pò, ma è stata solo la lavorazione, lunga e spesso faticosa, di “amor&Odio” che ci ha legato artisticamente e soprattutto umanamente. L’aiuto che ci ha dato perché si concretizzasse l’uscita del disco è stato fondamentale e per questo gliene saremo sempre grati.

DMD – In Magnolia toccate, con un bellissimo storytelling, temi come l’avidità, la Chiesa e tutte le sue contraddizioni, l’emigrazione e la difficoltà per un ragazzo di oggi di vivere serenamente e trovare la sua strada. Dei 4, solo l’ultimo mi sembra avere ancora la capacità di sognare, alla sera fuma i suoi incubi e il giorno dopo riparte. Quante possibilità hanno nella società moderna Marco, Antonio e Anna di ritornare a sperare e ripartire come persone normali?

ROMANDERGROUND – Marco, Antonio ed Anna purtroppo sono delle vittime, vittime del soldo, della perversione o della guerra. Sono 3 condizioni molto diverse tra loro e per ognuna si dovrebbe fare una distinzione. Marco e Antonio sono vittime di quello che familiarmente possiamo chiamare il lato oscuro. il famoso mostro che ci blocca, ci rende vulnerabili e spesso ci schiaccia impendendoci di andare avanti. Partire da una condizione del genere per poi trovare una salvezza o una soluzione di crescita e miglioramento positivo non è affatto facile ed essendo il mondo di oggi pieno zeppo di persone così, in maniera realistica potremmo dirti che questi 2 personaggi hanno molte poche possibilità di redenzione. Anna è vittima allo stesso modo, ma di qualcosa di molto più grande di lei. Purtroppo per la condizione attuale che un “anna” di oggi vive in quel determinato contesto le possibilità di tornare a una condizione di vita ideale, come prima della guerra, sono davvero poche. A differenza delle prime 2 storie però, Anna non è vittima di se stessa o dei suoi mostri. Lo sforzo che deve fare per tornare a sperare e vivere una vita normale è sicuramente enorme, ma il mondo è grande e con la giusta forza di volontà si può ripartire sempre e da capo per tornare a sorridere e vivere una vita felice. In tutti e i 3 casi comunque il mondo è pieno di storie e persone che, partendo dalle medesime condizioni di vita descritte nei personaggi di “Magnolia”, si sono rimesse in gioco e sono uscite vincenti dopo aver combattuto le proprie battaglie esterne e soprattutto interiori. Tornando nello specifico di “Magnolia”, la speranza, come dici tu, è aperta solo nell’ultima storia, dove un ragazzo che vive più o meno una condizione simile alla nostra e a quella di molti nostri coetanei, non si da per vinto e, nonostante le difficoltà che affliggono il nostro paese e i giovani che lo vivono, grazie alla musica ha tutti i motivi per risollevarsi e trovare continuamente nuovi stimoli per vivere e ricominciare ogni volta.

DMD – Sempre parlando di Magnolia, sono rimasto molto colpito dalla frase all’interno del ritornello “…vittime di antidoti agli antipodi di sto veleno”. Ce la potete spiegare?

ROMANDERGROUND – Si tratta di una metafora sullo scontro tra il male (il veleno) e il bene (L’antidoto): il dualismo che contraddistingue anche tutto il concept dell’album. Parliamo di un conflitto innato che esiste dentro di noi da sempre e non avendolo scelto, si può dire in questo senso che siamo tutti un po’ delle vittime. E’ difficile da spiegare ma lo scontro tra il bene e il male, nel mio pensiero, è il percorso mentale che tutti affrontiamo o scegliamo con superficialità di non affrontare nella nostra vita. Quando parliamo di bene e male contrapposti, stiamo parlando di amore e odio, di serenità e ansia, felicità e tristezza e ancora altruismo ed egoismo, ignoranza e conoscenza, positività e negatività. Crescere districandosi in mezzo a questi stati mentali è un percorso faticoso. Ogni giorno della nostra vita siamo costretti, e forse è anche giusto che sia così, a cercare l’antidoto al veleno che abbiamo dentro e intorno. Non c’è giusto o sbagliato ma solo scelte e conseguenze.

Romanderground

DMD – Quanto amore e odio sono facce della stessa medaglia e quanto si mischiano tra di loro, generando tante sfumature di grigi diversi?

ROMANDERGROUND – Ovviamente moltissimo. Amore e odio sono 2 emozioni hard core, le definiamo facce della stessa medaglia perché sono ovviamente e diametralmente opposte. C’è chi dice che per odiare tanto una persona prima devi averla amata moltissimo e che quindi l’odio oltre ad essere l’opposto, sia una conseguenza dell’ amore estrema e negativa. In parte questo è vero ma, almeno secondo noi, l’amore e l’odio sono 2 stati d’animo forti, innati e presenti in ognuno di noi. Sono come delle capacità, possiamo svilupparne una anziché l’altra o tutte e 2 insieme o addirittura non viverne al massimo nessuna delle 2 senza aver mai amato o odiato davvero qualcuno o qualcosa in tutta la nostra vita. Con una premessa del genere è ovvio che Le sfumature di grigio che vanno dall’amore all’odio sono quasi infinite e variano per ognuno di noi a seconda delle proprie esperienze e del proprio carattere. Nell’album queste 2 principali emozioni sono sempre sullo sfondo e fanno a cazzotti in ogni ogni traccia. Raccontiamo il loro scontro: nella musica in un brano apparentemente di rivalsa come “Straight up”, nella società di oggi, come in “Magnolia”, “Apocalypto” o “I Fiori del Male” e nei rapporti personali come descritto in “Panta rei”. Ovunque andiamo, ovunque ci giriamo non possiamo fare a meno di ritrovare queste 2 facce, come sempre stà a noi cercare di scegliere quale faccia guardare, quanto intensamente viverla o fino a che punto avvicinarci all’una o all’altra.

 

DMD – Tempo fa alcuni mc, come GZA, avevano affermato che ormai si è perso il concetto di liricismo. Qualcuno dice che l’hip hop è morto nel momento in cui i beat sembrano essere diventati più importanti dei testi. Qual’è il vostro punto di vista?

ROMANDERGROUND – Gza è uno dei nostri preferiti in assoluto, uno di quelli che ascoltiamo dagli inizi e che tutt’ ora non abbiamo mai smesso di ascoltare, forse però un’affermazione del genere è fin troppo “drammatica” anche per noi. E’ vero che nell’ultimo decennio l’hip hop di tutto il mondo ha conosciuto cambiamenti radicali. Il primo cambiamento è stato sicuramente nelle produzioni musicali e a risentirne di più è stato proprio l’aspetto lirico. Una volta “Rhyme and Poetry” significava comunicare qualcosa di grosso, portare un messaggio, aprire la testa alla gente e farlo con stile. Oggi si è perso gran parte di tutto ciò, e spesso ci tocca sentire robe appartenenti al genere che farebbero rivoltare nella tomba chi ha dato il sangue per questa cultura. Tuttavia non vogliamo e non possiamo affermare che l’hip hop sia morto. Finchè ci saranno gruppi o artisti che continueranno a pubblicare album e singoli dal sapore rigorosamente HH, conditi di suoni e messaggi potenti, con flow stilosi e musicali, come si può dire che tutto sia finito? Tornando in Italia, soprattutto negli ultimi anni, sono usciti tanti album e artisti più che validi come Kaos One, Murubutu, Rancore, Danno, Don Diegoh, Bassi Maestro, Ensi, MezzoSangue a testimonianza del fatto che L’Hip Hop come lo intende la nostra scuola è ancora vivo. Noi stessi siamo ancora qui per dimostrarlo e tramandarlo sempre. Per quanto riguarda le ultime, nuovissime sonorità che hanno preso piede come la “trap”, non siamo necessariamente tra quelli che disdegnano e odiano tutto ciò che non è hip hop a prescindere o solo per partito preso. Un’orecchio educato e una giusta mentalità, sono in grado di riconoscere anche in quel mondo, suoni e liriche taglienti. Anche li ci sono molti artisti forti in grado di comunicare e arrivare alle persone, è cambiato il modo e la forma, nel complesso è cambiato il linguaggio ma non si possono mettere in dubbio le doti liriche di molti giovani esponenti di nuovi generi musicali.

DMD – Domanda un pò più tecnica per gli smanettoni che ci leggono. Parliamo un pò delle produzioni. Hai un processo produttivo standard e che strumenti prediligi usare?

ROMANDERGROUND – Per quanto riguarda le produzioni di questo disco in particolare, il processo è stato molto semplice anche se ci sono voluti parecchi mesi prima che definissimo tutte le basi ufficiali su cui avremmo lavorato. Non essendo direttamente noi i produttori, ci siamo affidati ai suoni di alcuni amici produttori con cui eravamo in contatto perché curassero l’intera colonna sonora di “amor&Odio”, primi tra tutti Ford 78 e Dj Argento. Ci siamo anche avvantaggiati dell’aiuto e della preziosa collaborazione che ci è stata offerta da altri beatmaker Italiani come dj Shocca o Mr. Phil. In entrambi i casi però il processo selettivo delle strumentali è stato lungo e spesso estenuante per i produttori stessi. Ognuno dei 10 beat scelti per “amor&Odio” è stato accuratamente scelto e selezionato a discapito di decine e decine di beat scartati. Nulla in questo disco dalle basi, alle rime addirittura alle sporche è casuale, ogni aspetto è stato ragionato meticolosamente (in alcuni casi forse anche troppo) affinché il risultato finale potesse soddisfare in pieno l’idea che avevamo per il suono e l’attitudine che volevamo imprimere ad “Amor&Odio”.  A livello di suoni abbiamo cercato di toccare un po’ tutte le sonorità che ci sono più care, dal beat “epico” di Unchained (l’intro) che fa da introduzione e apre le porte all’ascolto dell’intero disco, al suono lento e riflessivo di “La mia preghiera”, dal beat caldo e “rimbalzone” con campione e giro di basso inconfondibile di dj shocca a quello più malato, quasi disturbante de “I fiori del male” e ancora da un classicone come quello di magnolia ad una ballad nostalgica ed emozionante come “Pantarei” per la scelta di una love song.

 

DMD – Tre dischi che sono stati punti di riferimento nella vostra vita.

ROMANDERGROUND – Prisma: Notorius big “ready to Die” /  “Odio pieno” / Lucio Dalla “DallAmeriCaruso”

Mister T:  “Enter the Wu-tang (36 chambers)” / “Odio Pieno” / Mobb deep “the infamous”

Dj Snifta: Beasty boys “license to ill” / The Clash “London Callin”/ The ex-ecutioners “ Build from scratch”

 

DMD – Cosa state ascoltando in questo periodo?

ROMANDERGROUND – Prisma: Steely Dan / J Cole

Mister T: Czarface / Metronomy

Dj Snifta: Your old Droog / School boy-Q

 

DMD – Che progetti avete nel prossimo futuro?

ROMANDERGROUND – Per ora la nostra missione è far si che l’album possa viaggiare, essere ascoltato e suonato il più possibile e che possa essere capito a fondo da chiunque avrà modo di sentirlo. 3 anni di assenza totale dalla scena sono molti, per questo a breve inizieremo a raccogliere idee e materiale per un nuovo lavoro. C’è tanta voglia di scrivere, aggiornare le sonorità ma soprattutto il nostro linguaggio al presente. L’unica cosa certa è che nel momento in cui partiremo ufficialmente con la lavorazione di un nuovo progetto, ci impegneremo di brutto perché il processo produttivo sia molto più serrato e concentrato in un periodo definito e non passino di nuovo al altri 3 anni prima che veda la luce. Qualche idea già c’è, ora però cercheremo di raccogliere il più possibile dopo quanto seminato con “amor&Odio” sperando che questo lavoro possa continuare a crescere oggi e a respirare autonomamente negli anni futuri. Se c’è una cosa che non ci interessa è proprio la musica fast food, fatta solo per esistere e vendere in un determinato periodo. Ogni progetto musicale che facciamo è pensato affinché possa perdurare nel tempo, proprio come i dischi HH che ascoltiamo oggi e che hanno già più di 15, 20 anni di vita. Allo stesso modo  speriamo che un domani “amor&Odio potrà continuare ad essere ascoltato e trasmesso a lungo.

Grazie per la bella intervista. E’ stato un piacere!

 

 

 

 

 

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