Intervista a Dj Jad

E’ una mattina di fine aprile, mi sveglio e vedo un messaggio di Jad che mi chiede di sentirci in mattinata per fare questa intervista su Hip Hop Hound. Con la mente ancora annebbiata dal sonno, ripercorro i miei anni, i miei inizi con questa cultura. Tutto torna alla prima volta, all’anno del contatto; e come molti di voi, “Strade di Città” ha rappresentato la porta di ingresso verso questo mondo. L’ora passata a chiacchierare sul nuovo lavoro “Beat in my soul II“, sul nuovo progetto Articolo 31 2.0, sull’hip hop e tanto altro ancora, mi ha lasciato un gran senso di positività e voglia di fare; quel tempo è volato, un pò come quando parli con un vecchio amico che non vedi da tanto tempo.

Come dirà Jad in questa intervista:

La cultura hip-hop è fantastica, è magica, è positiva, è spread love, è unione, capito?”

 

Dirty Meth Dopamina – Parlando di “Beat in my soul II“, un disco imponente, 34 tracce che ti trasportano in un lungo viaggio che riesce a spaziare in diversi paesaggi e atmosfere. Il tutto, però, sembra legato, appunto, da un unico collante, che non fa mai perdere coesione al disco. Come ci sei riuscito e qual è, secondo te, questo collante di cui parlo?
Dj Jad – “Beat in my soul II” è stato un po’ sofferente. C’erano delle tracce che non mi convincevano molto. Quasi alla conclusione del progetto scambiavo, risistemavo delle cose… É stato, come ti dicevo, un po’ sofferente. “Beat in my soul II” è nient’altro che la mia anima più profonda artistica, nel senso che è un qualcosa che va oltre al personale di quello che faccio, perché è una cosa talmente mia, profonda e poi, comunque, sono anche un po’ malato di queste cose. Ogni cosa deve avere il suo senso, mi deve emozionare, deve avere quella patina particolare, no? Per me ogni suono, ogni rullante, ogni charleston, ogni synth, ogni campione deve avere una sua particolarità, un suo fascino in quello che faccio. È una grossa sfida con me stesso quando mi metto in gioco. Ma non solo per quanto riguarda “Beat in my soul II“, per qualsiasi cosa. “Beat in my soul II” è nient’altro che la mia anima artistica più profonda e anche a volte più scura, sotto certi punti di vista.

DMD – Come mai la decisione di distribuire questo lavoro solo a livello fisico e puntando principalmente, appunto, sul vinile?
Dj Jad – E non digitale?
DMD – Sì, e non digitale.
Dj Jad – Te lo dico subito. Innanzitutto quando feci il primo “Beat in my soul” volevo stampare solo il vinile, delle copie limitate. Poi alcuni miei seguaci, alcune persone che comunque stimano il mio lavoro, mi hanno anche consigliato di stampare delle copie in CD, senno’ io non avrei neanche stampato il CD. Non è mia intenzione mettere un progetto così in digitale, perché è un oggetto talmente di culto che è per poche persone, capito? E quelle poche persone che lo avranno tra le mani capiranno questo valore. È un valore. La musica per me è un valore, non è un mp3 o una cosa virtuale. Anche se comunque il futuro è questo, sotto certi punti di vista, e anche se comunque c’è un buon ritorno del vinile. Tu pensa che quando feci il primo “Beat in my soul” molti mi scrivevano sulla mia pagina ufficiale, molti mi scrivevano in privato dicendomi: “Puoi consigliarmi un giradischi o robe del genere?”, ma io lì per lì non ci arrivavo e dicevo: “Ma ti serve per fare scratch, per mixare?”, “No, perché voglio comprarmi il tuo disco in vinile”. Cazzo, che figata, no? È una figata questa cosa, cioè stimolare anche nuove generazioni, non solo chi seguiva gli Articolo 31, stimolare persone all’acquisto di un vinile e comprarsi un giradischi, no? Io sono del parere che “Beat in my soul” non è da download e non è da metterlo sui vari iTunes, Amazon e tutti i vari portali. “Beat in my soul” lo devi avere tra le mani. Per me la musica è importante, io sono un collezionista, cioè, quando hai un disco tra le mani, hai l’artista tra le mani, no? Hai l’oggetto, è come un libro e “Beat in my soul” è qualcosa di veramente di culto per me. Nulla toglie che se io faccio altri progetti li posso mettere in digitale, ma questo è un progetto talmente di nicchia, quella nicchia che ha quel tatto, quella sensibilità. Ecco perché io non l’ho voluto mettere sul digitale. Chi vuole veramente questo mio progetto si prende la copia fisica fondamentalmente.
DMD – Tu vuoi che “Beat in my soul” prenda, appunto, la polvere della puntina, diciamo, cioè ci tieni a questa cosa qua
Dj Jad – Ma guarda, cioè, tu lo sai che io sono un viniliano dalla nascita, no? Questa cosa del disco, del vinile, dell’oggetto comunque, giustamente la nuova generazione non… molti non sanno neanche che cos’è. Tu pensa che io quando faccio dei DJ set nei club suono esclusivamente col vinile, non suono con Serato o mp3, CD o computer. Mi porto la mia bella borsa di dischi e vedo la nuova generazione molto affascinata a questa cosa, mi guardano. Perché per loro è quasi fantascienza no, questa cosa. Il vinile… il fascino del vinile è quando appoggi la puntina, prendi il disco, lo appoggi, cioè, ripeto, come ti ho appena detto, hai la musica tra le mani, non è una cosa virtuale. È, appunto, lo scricchiolio, la polvere che si poggia, quando lo pulisci, tutto ciò ha un suo fascino. Io non recrimino la nuova generazione. Però il fatto che io comunque anche nel mio piccolo riesco a stimolare la nuova generazione, e non solo all’acquisto del vinile o di comprarsi un giradischi, per me è una grande soddisfazione. Se non ci sono dei veri e forti punti di riferimento, di ribellione, di valori, di qualsiasi cosa, le nuove generazioni si perdono nella superficialità più assoluta e io nel mio piccolo cerco di educare in un certo senso in quello che faccio, con i miei valori, con quella che è la mia cultura. Io sono… non dico di essere perfetto, sono un ignorante anch’io, eh. Siamo tutti perfetti, tutti dei geni e tutti dei maghi. Solo Dio è grande, è unico, capisci? Cioè, la perfezione è Dio. Noi siamo qui per diffondere delle cose positive, perché c’è il bene e il male sulla Terra, no? Lo sai benissimo.
DMD – Sì, sì.
Dj Jad – Io cerco, nel mio piccolo, di fare del bene nelle cose. Io non ho mai accettato compromessi e cazzate varie in quello faccio e ho pagato le conseguenze, però sono me stesso in quello che faccio.

Dj Jad

DMD – Puoi anticiparci qualcosa sul tuo libro?
Dj Jad – Sì, io sto scrivendo un libro che sicuramente uscirà per fine anno. Il libro parla di me fondamentalmente, ma parla anche di tutto un percorso che nasce prima degli Articolo 31, da come fondai gli Articolo 31. Ci sono tanti aneddoti, tante curiosità, tante cose che non si sono mai sapute, situazioni belle e brutte, la divisione, cosa è successo, il dopo la divisione, fino ai giorni d’oggi. Sono anche molto contento perché questo libro dovevo scriverlo cinque o sei anni fa, però sai quando non ti senti, non è il momento per farlo? Adesso è il momento, mi sento… mi sta dando ragione questa cosa, anche perché il libro mi sta emozionando molto, a me personalmente. Figurati… è come quando faccio la mia musica, che è talmente interiore, no?, e mi emoziono, godo di quello che faccio, mi gaso, gioisco, mi fa viaggiare… la stessa cosa, questo libro qui sarà come la mia musica, come lo è sempre stato. Ripeto, ci sono molti aneddoti che la gente non conosce, molte situazioni, soprattutto il periodo prima dello scioglimento del gruppo, che poi non ho sciolto io il gruppo, fu Ax a sciogliere tutto quanto. Comunque lì è scritto tutto sul libro in un certo senso. Vi racconterò tutto, ma senza astio e odio verso qualcuno, assolutissimamente. Nonostante tutto, ti dico, non nutro odio o astio. Il libro è molto positivo nel suo, perché è sincero. Ecco, è più sincero di qualsiasi cosa, come son sempre stato sincero con quello che ho fatto e continuo a fare.
DMD – Uscirà a fine anno, giusto?
Dj Jad – Sì, per fine anno uscirà.
DMD – Okay, perfetto. Sono molto curioso di leggerlo.
Dj Jad – No, guarda, io sono molto contento perché mi sto rendendo conto che sta venendo proprio bene. Se l’avessi fatto sei anni fa non sarebbe venuto così, perché magari non ci stavo con la testa o ero troppo nelle mie sofferenze. Invece dopo che passi sofferenze, situazioni, sei in una fase in cui vuoi rimetterti in gioco, come tu ben sai. A breve faccio la mia prima data dopo dodici anni, che si chiama Articolo 31 DJ Jad Project, dove proporrò tutti i miei pezzi, da “Domani” a “Tranqi Funky“, eccetera, eccetera, rivisitati in un’altra chiave. Ti faccio un esempio, come, per dire, Michael Jackson rifà (si fa per dire, che riposi in pace), “Billie Jean” bossa nova o reggaeggiante, ecco. È tutto cambiato e poi non saranno rappati i pezzi. La cosa figa è che i ritornelli saranno quelli, però la parte, dove, appunto, rappava Ax è completamente cambiata. Cioè, il testo è uguale, ma cambia proprio, diventa quasi melodico. È fighissimo, guarda! Io ho fatto dieci giorni di prove con la band, ho dei grandissimi musicisti! Infatti sono anche molto emozionato per domani, perché, cioè, in una piazza come Piazza Maggiore di Bologna dove ci sarà un bordello di gente, dopo tanti anni ritornare e riproporre le mie canzoni è una grossa emozione.

DMD – Son contento di questo. Appunto, su questa cosa del gruppo, di suonare con un gruppo, diciamo, più live, pensi che una band possa portare anche una nuova innovazione nel suono dell’hip-hop?
Dj Jad – Sicuramente, ma ci sono molti esempi, come i The Roots. Certo che l’hip-hop è sample e non solo; con una band live ha un altro impasto. Poi dipende tu come lo imposti questo impasto. Io ho la fortuna di avere intorno a me in questo progetto dei grandissimi musicisti: ho un batterista, un tastierista, un bassista, un chitarrista, ho una corista, ho un frontman cantante che è Pino Pepsee, quello che ha fatto “Questa estate“, “Due settimane“, “Lampi che annunciano“. Lui è veramente un artista che ha saputo reinterpretare in chiave sua i miei vecchi brani, anche perché lui non conosceva neanche le nostre canzoni, capito? Cioè, lui faceva tutt’altro, perciò si è dovuto studiare tutti i testi, riadattarli e riarrangiarli a modo suo, ed è venuta veramente una figata con una grossa personalità! Sono molto contento di quello che sto per intraprendere perché comunque è una bella botta di energia. Io ho fatto degli arrangiamenti assieme a loro, tutte le varie… sai, la preparazione di tutto, però devo dire che sono molto, molto appagato ancor prima di partire per questa nuova avventura, ecco.

DMD – Torniamo ancora al tuo disco. Tu oltre a essere uno dei produttori pionieri qui in Italia, sei stato anche uno di quelli che è sempre alla continua ricerca di un suono nuovo. Io personalmente ho avvertito in alcune tracce di “Beat in my soul II”, specialmente nella prima parte del disco, quelle atmosfere tipiche dei lavori di grandi maestri italiani come Piccioni o Umiliani.
Dj Jad – Sì.
DMD – Diciamo, tutta quell’atmosfera soul che regnava nelle colonne sonore degli Anni Settanta.
Dj Jad – Sì, bravo, bravo, un po’ su queste contaminazioni che io adoro. Sì, diciamo che, tutto quello che metto in musica, o campionando o suonando, o suonandole e facendole a modo mio, è nient’altro che il mio gusto più profondo e personale in ogni caso. Ma anche se io dovessi fare un pezzo mainstream, commerciale, chiamalo come vuoi, non è studiato a tavolino, ha sempre un suo perché, capito? Cioè, faccio l’esempio di “Tranqi Funky” o de “La fidanzata“, capito? “La fidanzata” nasce da una mia ricerca. Io scoprì Natalino Otto e non era in vita quando lo campionai. Andai a vedere la sua biografia. Lui era uno che andava controcorrente, importò lo swing in Italia durante il proibizionismo americano, il fascismo che c’era in Italia, cioè, c’è tutto un fascino dietro ogni volta che io vado a campionare un qualcosa. Vado a ricercare, capire chi era l’artista, cosa faceva. Devo sentirla mia questa cosa per poterla fare. Ma la stessa cosa con artisti italiani, come Lucio Dalla, per dire, con cui ho avuto a che fare, o come Bob Dylan, quando feci “Come una pietra scalciata“, che era “Like a rolling stone” di Bob Dylan. Bob Dylan ci diede l’autorizzazione e due anni dopo lo stesso Bob Dylan ci ricontattò perchè volle usare “Come una pietra scalciata”. Bob Dylan due anni dopo ci venne a cercare per dirci: “Mi piacerebbe usare, avere questa vostra versione e metterla nel mio film”. Cioè, lui non è che capiva l’italiano, a lui piaceva come io musicalmente avevo ribaltato “Like a rolling stone” fondamentalmente. E la stessa cosa successe quando feci “La fidanzata”. Vincenzo Mollica ci chiamò al TG1 e disse: “Chi è che è stato quel pazzo geniale a riscoprire un artista come Natalino Otto“, per dire. Fare le cose americane è facile per me, facilissimo, tanto che io ho fatto un progetto e mi hanno abbracciato, però sono andato con la mia attitudine, senza scimmiottare. Gli artisti americani, quando ho fatto “Milano-New York”, mi hanno abbracciato per questa cosa. Per me è più di fama, soldi e successo tutto ciò, capito? La mia personalità è talmente semplice, ma talmente piena di forza e amore per quello che faccio fondamentalmente.

DMD – Chiaro. Poi hai anche anticipato, appunto, la domanda che ti volevo fare. Vorrei ritornare al campionamento che avevi fatto su “La fidanzata“. Per te quanto è importante per un produttore andare a riscoprire la propria cultura musicale, la radice propria del suo Paese?
Dj Jad – È importantissimo, guarda, è importantissimo. Ti faccio un altro esempio. Il rock, il rock n’ roll non faceva parte della nostra cultura musicale, giusto? Adesso il rock e il rock n’ roll fan parte della nostra cultura musicale grazie a dei pionieri, che sono stati, che so, Celentano, i vari Little Tony e anche gruppi underground che c’erano in quel periodo, capito? ma già Natalino Otto importò lo swing, per dire, no? Adesso il rock e il rock n’ roll comunque ormai fa parte della nostra cultura musicale, giusto? Chi è che ha importato a livello nazional popolare questa musica (hip hop NDR) nei primi Anni Novanta? Gli Articolo 31. E poi c’erano anche altri gruppi minori, cioè, che hanno avuto meno successo, ma hanno avuto successo anche nel loro piccolo, in un certo senso. Importai questo genere in Italia, cercando di farlo conoscere a tutti. E adesso è la musica più ascoltata dai giovani, anche se c’è tanta di quella merda in assoluto, ma c’è anche tanta roba buona. Io non mi ritengo il migliore, non mi sono mai sentito il migliore. Ci sono dei beatmaker in Italia che spaccano il culo a livello mondiale, come ci sono tanti MC e tanti B-boys che spaccano il culo a livello mondiale, però purtroppo sono sempre messi da parte e non emergono, perché vengono offuscati da tutto questo sistema plasticoso che preferisce sempre far emergere la monnezza. La cultura hip-hop è fantastica, è magica, è positiva, è spread love, è unione, capito? Io lottavo ai tempi coi giornalisti per fargli capire che cos’era l’hip-hop. Guarda, è combattere contro l’ignoranza. Però continuo, capito? Io non dico di essere migliore, ho la mia attitudine, ho il mio stile, ho la mia personalità, sono me stesso. Però ti posso garantire che c’è tanta gente veramente anche più brava di me. Io non lo metto in dubbio questo, e sono felice di questo. Gente che scratcha, che fa turtanblism… mi scrivono dei DJ che mi mandano a casa e sono avanti mille anni luce, ma mi scrivono dicendomi: “Io ho iniziato a scratchare grazie a te”. Hai capito? E per me è gratitudine questo, tutto ciò. Capisci?
DMD – Sì.
Dj Jad – E io sono felice di aver stimolato molta gente, veramente, sono… Queste cose per me valgono più di fama, soldi e successo. Io sono fatto così, capisci?
DMD – Sì, sono cose che poi ti entrano dentro, diciamo, oltre… Ok la fama e il successo, ma queste son cose che porterai con te nell’arco della vita. Cioè, son queste le cose importanti fondamentalmente.
Dj Jad – Ma stiamo scherzando? Per me è un valore enorme quello che faccio. Quello che faccio per me è come una missione, no? È una sorta di missione, non mi sento mai arrivato, non c’è una meta, hai capito? Ho lasciato un grande seguito; più di quello, che devo fare? Però questo non significa sentirmi arrivato. Io ho voglia di far star bene la gente, di trasmettere valori. Che sia un pezzo mainstream, che sia un pezzo underground, come ti ho appena detto, deve avere sempre la sua particolarità, la sua personalità. Questo è molto importante per me. Cioè, io lavoro quasi 24 ore su 24 in quello che faccio, è un po’ una malattia. È una terapia per me quello che faccio.

DMD – Volevo dire, sempre col tuo ultimo disco, cioè, io penso che “Beat in my soul II” possa dare nuovo vigore alla figura del produttore in Italia…
Dj Jad – Guarda, permetti? Ti interrompo un attimo.
DMD – Sì. Sì.
Dj Jad – Rispetto agli Stati Uniti o alla Francia o all’Inghilterra o al resto del mondo il produttore è la figura più importante. È la figura più importante. Se non ci fosse stato il DJ, l’MC non potrebbe mai esistere, capito? Beh, vai avanti, scusami se ti ho interrotto.
DMD – Io vedo che in Italia, invece, la figura del produttore sia sottostimata, specialmente nell’ultimo periodo con il gran successo che ha avuto anche la trap, che secondo me ha portato nella scena tanta gente, tanti produttori dell’ultim’ora…
Dj Jad – Ormai in America sta finendo quella roba, capito? Si sta ritornando a quel suono, a quella ricerca. Io gli do ancora… in Italia gli do al massimo… ma neanche due anni di vita ancora a questa roba chiamata trap. Ma nulla contro, anche perché, cioè, ripeto, vivi e lascia vivere, però è talmente semplice, minimale, che la può fare chiunque. Io ho fatto un video ironico, non so se…
DMD – Sì, sì, l’ho visto, l’ho visto.
Dj Jad – Eh, dove mi sono ammazzato dalla risate con me stesso, ma quando l’ho fatto l’ho fatto per gioco. Ho fatto la cosa, mi sono messo a canticchiare e mi sono registrato. Quando mi son visto la registrazione ho riso per almeno quaranta minuti! Credimi! Poi gliel’ho mandato a un mio amico, mi fa: “No, devi pubblicarlo, devi pubblicarlo”, ma io non l’ho fatto per pubblicarlo. Poi questo mio amico mi ha convinto: “Pubblicalo, pubblicalo”, ma non era un… Cioè, un gioco, ecco, un gioco fondamentalmente nella cosa e mi sono divertito, ma non è che l’ho fatto per attaccare la trap o chi fa la trap. Certo che ci sono degli individui trap in Italia che sono bravi, non lo metto in dubbio, che fanno trap, attenzione, ma ci sono certi che li prenderei a calci in culo e li manderei in miniera a scavare e il minatore lo manderei al posto loro a fare musica! Capisci?
DMD – Sì. Ti eri prefissato, con “Beat in my soul II”, anche questo obiettivo, nel senso di dare maggior risalto alla figura del produttore?
Dj Jad – Sì, perché in Italia, come hai detto tu, non c’è questo risalto. Cioè, in Italia è sempre tutto molto superficiale, no? C’è sempre quella superficialità che va ad appiattire la meritocrazia delle persone, ma questo non solo nella musica, in qualsiasi cosa. Il produttore è l’anima di tutto, il produttore… cioè, nell’ hip-hop, cioè proprio classic, senti più personalità, senti le differenze, senti gli stili. Ora è un po’ tutto molto monotematico.

Beat in my soul vol.2

DMD – Ritornando un po’ indietro negli anni, appunto, negli Anni Novanta, quando…
Dj Jad – Tanta nostalgia degli Anni Novanta quando il mondo era l’Arca e noi eravamo Noè!
DMD – E arriverò anche lì! E arriverò anche lì, poi ti spiego perché. Appunto, con gli Articolo 31 avevate fatto un po’ da apripista. Cosa hai apprezzato di quegli anni e perché secondo te la scena si è smantellata?
Dj Jad – Allora, negli Anni Novanta, a parte gli Articolo 31, c’erano tanti altri gruppi, come Sangue Misto, Otierre, Next Diffusion, Colle Der Fomento, cioè tutti i gruppi Anni Novanta comunque, rispetto a quello che c’è adesso, avevano più spessore. C’era del messaggio, c’erano dei messaggi, c’era della ribellione. I giovani d’oggi dovrebbero ribellarsi, dovrebbero avere i coglioni per ribellarsi a questo sistema un po’ tutto plasticoso, invece non lo fanno. La differenza è che in tutti i gruppi che c’erano, c’era uno spessore, c’era una forte identità in quello che si faceva. E’ andato a scemare perché purtroppo l’astio in alcune persone… se non fosse stato per alcune persone della scena hip-hop a quei tempi che mise astio, mise tutti contro tutti, capito?, tutte ‘ste diatribe di certi elementi, che non ti sto a fare i nomi, ma capisci a me!
DMD – Sì, sì, sì.
Dj Jad – Se non avessero messo queste diatribe, l’hip-hop sarebbe consacrato in Italia, come in Francia o nel resto del mondo, capito? Purtroppo l’invidia e il fatto che “tu non ce l’hai fatta e io ce l’ho fatta”… hanno portato a un’ autodistruzione di tutto quanto. Però, ripeto, l’hip-hop c’è, è molto solido, è fortissimo in Italia, capisci? Cioè, c’è, ma è offuscato da tutto questo sistema. Un’altra mia cosa, se riuscirò… anzi, devo riuscire un giorno a portare alla luce il valore vero di tutto questo, capisci? Soprattutto nel mass media, e ce la farò, vedrai!
DMD – Cioè, tu intendi che la situazione della cultura hip-hop in Italia, inteso come dovrebbe essere inteso, come cultura, c’è ancora…
Dj Jad – Ma certo che c’è. È di nicchia. È una nicchia, ma è una nicchia di gente veramente valida, che veramente può spaccare a livello mondiale. Ormai la gente studia… Sai che cos’è? Che non bisogna mai prendersi troppo sul serio, capito? Cioè, molta gente, molta gente anche in passato, si prendeva troppo sul serio sulla cosa. Io sono nato con questa roba quando è nata e nessuno la conosceva, ti parlo fine Anni Settanta. Cioè, io ho cominciato tra il ’78, il ’79 e l’80, ero un ragazzino, non sapevo cosa fosse, però percepivo l’energia che emanava, l’aggregazione, lo stare insieme, l’aiutarsi, no? Peace and love, unity and have fun, capito? Questo è il concetto hip-hop. Non è prendersi troppo sul serio o cazzi e mazzi vari, capito? A mio parere. Tu non so se stai vedendo questa serie che si chiama “The Get down” su…
DMD – Sì, sì, sì, la sto guardando.
Dj Jad – È comunque fatta bene, descrive un po’… diciamo che vedi questa cosa di unione. Anche se ci sono certe fazioni, alla fine però erano uniti. Erano uniti, non c’era astio. Per me il concetto è quello fondamentalmente, non si è mai cancellato del tutto quel concetto che sin da ragazzino mi porto fino ai giorni d’oggi, capito?
DMD – Sì, lì c’era la sfida, quella pura…
Dj Jad – Sì, ma la sfida ci deve essere.
DMD – Certo.
Dj Jad – Allora, la sfida deve esserci innanzitutto quando ti metti in gioco per le varie discipline che sono quelle dell’hip-hop; con te stesso, prima di tutto. E poi la sfida sul palco, nel breaking e anche a fare graffiti. Se tu sei stato più bravo di me tanto di cappello, ma non devi avere astio e invidia in quella che è la cosa, capisci? Questo è il concetto vero. Io vengo dal Muretto di Milano, di San Babila, dove è nato un po’ tutto il movimento in Italia. Lì si stava assieme, c’era aggregazione, non esisteva l’astio. C’era chi breakkava, chi dipingeva… ma ti parlo di primi Anni Ottanta, ’82, ’83, ’84, capito? Io vengo da una situazione real. Real significa vera, pura, hai capito? E poi ho visto tutti i cambiamenti, le evoluzioni. E sono cicli. Sono dei cicli fondamentalmente.
DMD – L’altro giorno stavo appunto ascoltando 2030 e ho trovato tante analogie con la situazione mondiale moderna. Tu come la vedi? Secondo te si sta avvicinando quella profezia, diciamo, di “2030”?
Dj Jad – Sì, sì, su molte cose sì. Ax con me ha scritto veramente delle poesie, delle cose grandiose. Sì, ci sono… è tipo una profezia “2030”, è pazzesco, sì, questo è vero. Io e Ax ci dicevamo: “Se questi discografici non si muovono con l’avvento di internet tra qualche anno si troveranno spiazzati”. Noi eravamo talmente avanti in quello che facevamo, no? Si,è vero, è una profezia in un certo senso… Beh, il libro ti racconterà tante cose! Appunto.

DMD – Mi vuoi parlare anche del lavoro che stai facendo adesso con Esa e Flycat?
Dj Jad – Ma guarda, loro sono amici… Allora, tu sai che Flycat mi diede il nome Jad innanzitutto? Io mi chiamavo Dj Run, ma non come Run dei Run DMC, attenzione! Perché io venendo dalla periferia, quando ballavo breakdance al Muretto, andavo con il mio “radione” tutto dipinto a ballare e andavo sempre di corsa, no? Sempre di corsa, facevo avanti e indietro, avanti e indietro dalla periferia a San Babila, al Muretto, a Milano. Flycat un giorno al Muretto, proprio da sbarbati, proprio Anni Ottanta, mi fa: “Ma no, Run no, dai, Run no. Per me sei Jad. Cioè, per me sei Jad”. E allora mi battezzò Flycat in un certo senso per quanto riguarda il mio nome d’arte, che poi Jad in sanscrito – ho scoperto negli anni – significa pazzo, ma quei pazzi creativi, non quei pazzi da manicomio, capisci?
DMD – Sì, sì.
Dj Jad – Appunto, fu proprio Flycat. Flycat è un amico da sempre. Esa è una persona che conosco, che mi conosceva prima ancora di fare rap, veniva nelle jam che facevamo a Milano, era nel pubblico da ragazzino, poi abbiamo passato dei momenti insieme. E’ un artista che comunque ha sempre mantenuto le sue cose. Il pezzo è nato con molta semplicità. Flycat era a casa mia un giorno, io prendo questo disco che parla del gatto, no? Gli ho fatto la base lì al momento, gli ho lasciato la base, ha scritto il testo, poi io sono stato via per mesi e si è incontrato con Esa. Esa ha fatto il ritornello ed è nato il pezzo. Pezzi che nascono con molta semplicità, quando mi metto in gioco devo fare delle cose… non è come per dire: “oh, fai il featuring con quello perché spacchi o quello…”. A me non me ne frega un cazzo! Io potrei fare i featuring con gente strafamosa, volendo, capisci? Invece preferisco la semplicità e poi in questi anni ho preferito ritornare, dopo la divisione, alle mie radici, cosa che in un certo senso non avevo mai abbandonato. Poi loro sono compagni d’avventura, di questo percorso… non tanto artistico, ma di amicizia, di valori, di cose, eccetera, eccetera. Il pezzo è figo, è pieno di energie, dove Flycat racconta… Sai, Flycat ha tutti i suoi viaggi sulle lettere, quando dipinge, è tutto basato sul concetto di una certa spiritualità del writing. E’ un bel pezzo e uscirà anche il video. Son curioso perché il video l’abbiam girato, tra amici, ridendoci sopra, hai capito? Ritorna il discorso di non prendersi troppo sul serio, no?
DMD – Sì, sì, sì, è quello poi alla fine che conta veramente.
Dj Jad – Certo.

DMD – È quello che ti stimola e ti fa andare avanti, ti fa apprezzare le cose della vita. Con chi è che faresti, nella scena mainstream, un pezzo in questo momento?
Dj Jad – Lo farei con Salmo. Perché? Può piacere e non può piacere. Perché? Perché rispetto a tutti quelli che sono usciti in questi anni a livello mainstream, lui è l’unico, a mio parere, completo, dove si è creato una sua identità, dove si è creato un suo spessore artistico e dove ha una sua personalità. Lui è l’unico tra tutti quelli mainstream, tra alti e bassi, che ha un vero e proprio spessore artistico, forte, okay? Se tu non ti crei, con la tua personalità, uno spessore artistico, non duri tanto in un percorso musicale o qualsiasi cosa sia, con alti e bassi. Con lui farei un pezzo, ma non perché è Salmo, è bravo o piace o non piace. Perché lui lo vedo artista, rispetto a tanti altri, capito? Verrebbe una cosa fatta bene, ecco, cioè, non messa a tavolino.

DMD – Stiamo arrivando verso la fine. Queste sono le classiche domande che facciamo a tutti… Tre album che sono fondamentali nella tua vita?
Dj Jad – Tre album…
DMD – È difficile, lo so…
Dj Jad – Cazzo, qui è difficilissimo. Qua va oltre i tre album. Cioè, ti posso dire da James Brown a Miles Davis. Ho avuto la fortuna fin da bambino di ascoltare tutto. Però sono sempre stato affascinato da quella che è la black music, perché è grazie all’afroamericano che è nato tutto, capisci?
DMD – Sì.
Dj Jad – E’ grazie all’afroamericano che è nato tutto, sono nati tutti i generi di musica, tranne due: la musica classica e la musica popolare, sai le tarantelle di ogni Stato, capito? Quando gli spagnoli, i pezzi di merda di quell’epoca, portavano gli africani sulle navi, sui galeoni e li usavano come schiavi, il centro di smistamento erano i Caraibi, dove già da lì nascevano delle contaminazioni musicali; poi venivano smistati, tra il Nord America e il Sud America. Grazie all’afroamericano, già ai Caraibi nascevano dei generi di musica, tipo il calipso, il rocksteady, lo ska, il reggae. In America nasceva il blues, nasceva il rock n’ roll, nasceva il jazz, nasceva lo swing, nasceva il funky, nasceva tutto, la musica pop, qualsiasi cosa l’ha fatta l’afroamericano. Qualsiasi genere, anche il pop, tutto. Poi ci sono stati dei grandi bianchi che hanno saputo fare del grande jazz, del grande rock, del grande blues, ma la musica, tutti i generi di musica, a parte quei due che ti ho citato. Capisci? È molto difficile come domanda. Quando ero ragazzino ho comprato tutti i dischi dei Clash, adoravo i Clash. Oppure lo ska inglese, i Madness, gli Specials, i Selecter, i The Beat, non solo quello giamaicano, infatti parlo di fine Anni Settanta. Io reputo anche tutti gli album dei Clash fantastici. Da ragazzino comprai “Sandinista!”, che è un triplo album in vinile; un album dove c’erano varie contaminazioni, c’erano fusion, jazz, reggae, insolito per un gruppo fondamentalmente punk; poi negli altri album mettevano molta dub, mettevano il funk.
Tu sai una cosa dei Clash? Quando i Clash andarono a fare un concerto a New York, sai chi vollero in apertura a quel concerto?
DMD – No, chi vollero?
Dj JadGrandmaster Flash. Io sono molto, molto attaccato a tutta questa roba. È difficile dire quali sono quei tre album preferiti, quando la musica con la M maiuscola ai tempi aveva un grosso messaggio sociale, spirituale, di aggregazione, e non era cupa. Poi comunque anche la roba commerciale, fino a qualche anno fa, rimaneva. Lasciava il segno, capito? Anche la roba commerciale. Adesso, la roba commerciale te la dimentichi dopo due giorni. Ripeto, anche la hit mondiale o italiana che sia, rimaneva nella storia, evergreen, no?, come si suol dire. Adesso che cazzo rimane?
DMD – I tuoi progetti per il futuro? Secondo te riusciremo ad avere presto un “Beat in my soul III”.
Dj Jad – Allora, ho vari progetti musicali. Sicuramente farò un altro “Beat in my soul vol. III”, ma non adesso. Sono concentrato con il tour. Poi sto sistemando anche il nuovo progetto Articolo 31 a livello discografico, dove non ci sarà un frontman. Cioè, io non vado a sostituire Ax o robe del genere, io porto un valore musicale, un concetto. In più sto producendo l’album di Youss Yakuza, che è un ragazzo molto, molto underground, che ha veramente molto da raccontare a livello di problematiche sociali. Questo è un ragazzo che a 13 anni viveva per strada, ha da raccontare, ha una storia, ha un vissuto. Poi può piacere o non può piacere, ma è lui e questo fa la differenza, perché lui non rappa come tutti, ha un suo stile, ha una sua identità. Sto inoltre producendo l’album di Trenkim, ma è un progetto più mainstream, ma un mainstream non scontato, perché comunque ci ho messo sei anni per fargli l’album, per trovargli una sua identità, per tirargli fuori la sua identità, per cercare di fare quello che non fanno tutti. Perché a me non piace fare quello che fanno gli altri, senno’ non farei la differenza, non trovi?
DMD – Già. Son contento. Ti faccio un in bocca al lupo per tutto, spero che vada tutto bene.

Dj Jad – Ci credo e ci crederò sempre, non mi arrendo, e va bene così. Nel bene o nel male io cercherò di portare avanti tutto. Ripeto, ringrazio Dio perché ho avuto tutto e di più, l’impossibile, ma questo non significa che mi sento arrivato, punto.

 

Ecco le prossime date del Tour:

– 24 GIUGNO: NARO (AGRIGENTO)
– 30 GIUGNO: SOLARUSSA (ORISTANO)
– 08 LUGLIO: SAMUGHEO (ORISTANO)
– 05 AGOSTO: VALENTANO (VITERBO)
– 06 AGOSTO: CIVITA DI ORICOLA (L’AQUILA
– 07 AGOSTO: ANAGNI (FROSINONE)
– 10 AGOSTO: LAIGUEGLIA (SAVONA)
– 14 AGOSTO: CAPO D’ORLANDO (MESSINA)
– 15 AGOSTO: LAVIANO (SALERNO)
– 18 AGOSTO: GIURDIGNANO (LECCE)
– 25 AGOSTO: BIASCA (SVIZZERA)
– 02 SETTEMBRE: LODE’ (NUORO)

 

Articolo 31 Dj Project

Aggiornamento: E’ uscito il nuovo beat tape “Lost Beats”, contenente 8 strumentali “ritrovati” e contraddistinti da quel suono morbido e caldo che contraddistingue le produzioni di Jad. Non perdetevelo.

 

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